Il nostro sondaggio in merito alla percezione dei giovani sansalvesi sul continuo variare dei colori territoriali conferma una tendenza preoccupante.

Febbraio 2021: ormai è passato esattamente un anno dal primo caso di infezione da Covid-19 nel nostro Paese. Quella che allora ci sembrava solo una semplice influenza si è trasformata in un vero e proprio incubo, dal quale pare di non essere mai in grado di uscire. L’andamento dei contagi è ancora altalenante, e ciò ha portato e porta tuttora il governo ad aumentare o alleggerire le misure restrittive. Un esempio lampante è l’introduzione di colori assegnati ad ogni zona di rischio in base ai valori e dati dei contagi forniti dalle singole regioni, che variano dal bianco al rosso. Dunque, con la prospettiva a breve termine di un possibile nuovo lockdown, colori che sono arrivati a cambiare quasi settimanalmente, si acuisce ancor di più la sensazione di isolamento, i sospetti verso il prossimo e l’assenza di speranze per l’imminente futuro sotto l’aspetto emotivo, economico e lavorativo.

Senza sorprenderci troppo, alcuni dati ci dimostrano come siano i giovani e gli adolescenti a sentirsi oggi maggiormente in una condizione di solitudine o disagio sociale. Le ultime altalenanti e incerte restrizioni hanno, inoltre, peggiorato ancor di più la loro percezione della realtà attuale. Da un sondaggio effettuato sulla cittadinanza che ha considerato un campione di 30 persone nella fascia di età compresa tra i 15 e 34 anni, il 45% circa dichiara di soffrire spesso di solitudine o di sensazione di mancanza d’aria, ansia e isolamento. All’origine di queste sensazioni risiede l’impossibilità nel riuscire a frequentare i propri amici, il partner o i parenti poiché le nuove restrizioni vengono, infatti, percepite come una “minaccia” per le proprie relazioni sociali. Infatti, i ragazzi si trovano impossibilitati o ostacolati a svolgere determinate attività con il variare del livello delle singole restrizioni: luoghi di ritrovo o di svolgimento di altre attività (palestre, scuole, ecc…) non più accessibili come prima o niente affatto, circolazione nel paese o nella regione limitata, coprifuoco notturno e molto altro. La tendenza generale è dunque quella di tenere in grande considerazione ogni cambiamento nelle restrizioni e i protocolli di sicurezza e prevenzione. 

Tuttavia, altri (40% circa) non si dimostrano consapevoli dei rischi che si possono correre e delle misure di prevenzione, motivo per cui sembra quasi che la loro percezione della situazione generale non sia mutata affatto nell’arco di un intero anno, in cui il virus è, oltretutto, mutato. Si tratta di un’impavida tendenza su cui si deve rivolgere una certa attenzione, per evitare che il contagio tra i più giovani continui a crescere oltremodo, come purtroppo è stato evidenziato in analisi nazionali e regionali recenti. Altri ancora (10% circa) affermano invece come la pandemia e l’alternarsi di questi livelli di rischio siano ormai diventati una sorta di “abitudine” o non hanno espresso una vera e propria opinione al riguardo (5%). In ogni caso, i dati dimostrano una linea di conformità con le rilevazioni nazionali sempre in quest’ambito. 

Emerge come, in ultima analisi, ci siano livelli di percezione quasi agli antipodi sull’alternarsi delle fasce di rischio, le ragioni e i dati che portano a questi fenomeni. Essere in grado di comprendere, adattarsi e trarre insegnamento dalla realtà che ci circonda, anche se molto difficile, incomprensibile e imprevedibile come quella corrente, è fondamentale. I ritmi quotidiani di ciascuno sono profondamente cambiati, in concomitanza con quella che è la situazione pandemica italiana e mondiale: questa è un’importante consapevolezza che si deve maturare e assolutamente non ignorare, poiché agendo in questo modo si va a minare un equilibrio complessivo estremamente precario a causa anche delle nuove varianti inglese, brasiliana e sudafricana che si sono diffuse a partire da inizio 2021 e dei ritardi nelle somministrazioni delle dosi dei vaccini.

 

Federica Rossi

Classe II B