Il 16 agosto 1996, in Via San Rocco, durante la costruzione di nuove abitazioni furono rinvenuti i resti di una villa romana risalente al 1° secolo d.C.

I resti della villa si estendono su una superficie di circa 400 metri quadri ma sappiamo certamente che essa occupava uno spazio decisamente maggiore purtroppo ora occupato dai palazzi.

La costruzione della villa si basava sulla tecnica dell’opus caementicium. Le fondazioni erano formate dall’accumulo di ciottoli lavorati, mentre le celle vinarie erano costituite da mattoni triangolari e cemento realizzato con un impasto di malta composto da sabbia, calce e trito di materiali da costruzione.

Riguardo alla struttura della villa abbiamo poche informazioni perché il terreno è sceso almeno di 1.20 metri quindi tutte le quote pavimentali, i muri affrescati e decorati con marmi sono andati persi a causa dell’erosione. Note a noi sono le fondazioni appartenenti alla Pars Urbana (la parte residenziale); probabilmente erano presenti delle terme poiché sono stati ritrovati dei tubuli parietali tipici di quest’ultime. Invece la Pars rustica, la zona conservata meglio giacché sottoterra, comprendeva magazzini e opifici nei quali avveniva la produzione di olio e vino o ad esempio la cottura di vasi.

La villa era una vera e propria azienda agricola. All’interno oltre ai magazzini ed all’area riservata al padrone vi era un ambiente utilizzato dagli schiavi per dormire, delle cantine ed infine degli spazi destinati alla produzione di pane e ceramica. Possiamo quindi definirla una cellula di autosussistenza che riusciva a vivere da sola e allo stesso tempo ad esportare i prodotti fabbricati in grande quantità.

Fonte di grande utilità per la villa era il fiume Trigno situato nelle vicinanze, grazie ad esso si effettuavano attività portuali e che quindi favorivano sia l’importazione che l’esportazione delle merci.

Nei pressi della villa sono stati inoltre ritrovati resti di sepolture risalenti al IV-VII secolo d.C, per la precisione ne sono state ritrovate 4. Sappiamo che all’interno di ognuna vi erano più persone. In esse sono stati rinvenuti diversi reperti tra cui un dente di animale messo nella tomba con valore apotropaico.

Le informazioni, il materiale e le fonti presenti sono state riportate nell’articolo grazie all’intervista effettuata il 28 Febbraio 2021 al Professor Davide Aquilano ed alla sua collega Katia Di Penta, i quali hanno soddisfatto tutte le nostre curiosità.

Martina D’Elia & Ludovica Forte 2A LS