A confronto dati e cartine che evidenziano la diminuzione dell’inquinamento per mezzo del lockdown

Durante quest’anno di pandemia abbiamo purtroppo sperimentato una misura molto rigida, utile per la diminuzione dei contagi da Covid-19, ovvero il lockdown. Esso è sicuramente un metodo drastico per cercare di risolvere un problema mondiale, ma forse è stata l’unica via percorribile affinché la situazione migliorasse. I suoi aspetti negativi, però, sono stati molti. Essi sono legati principalmente al fatto che le persone, non potendo uscire di casa, sono state soggette ad uno stress psicologico non indifferente. I lati positivi del lockdown, invece, sono relativi all’ambiente. Esso è probabilmente l’elemento che più ha potuto godere del blocco totale che vi è stato nei vari paesi. A causa del Covid, infatti, la circolazione di auto, pullman, aerei, treni e navi è diminuita notevolmente e con essa anche le emissioni di gas nocivi come l’anidride carbonica (CO₂). Oltre alla riduzione dei mezzi pubblici circolanti sulle strade, per l’ambiente è stata importante anche la chiusura di molte fabbriche, in quanto si è avuto un drastico calo delle polveri sottili sprigionate nell’aria.

Vorrei dunque analizzare con dei dati (fonte: AGI) la presenza di polveri sottili a Roma in seguito al primo lockdown. La concentrazione degli inquinanti come il biossido di azoto (NO₂) nella città di Roma si è quasi dimezzata nei mesi marzo-aprile 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019. Ciò emerge dallo studio realizzato e pubblicato su Springer Nature dai ricercatori Cristiana Bassani, Francesca Vichi, Giulio Esposito, Mauro Montagnoli, Marco Giusto e Antonietta Ianniello dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iia) combinando le osservazioni del sensore TROPOspheric Monitoring Instrument (TROPOMI) a bordo del satellite Sentinel 5P con le misure acquisite a terra nelle stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria (Arpa) e nella stazione di monitoraggio A. “La riduzione di NO₂ è risultata più alta nelle zone di traffico urbano (-51 %) rispetto a quelle di background urbano (-34 %) e rurale (-21 %) a causa degli effetti delle restrizioni sulle sorgenti di emissioni di questo inquinante”, spiega Cristiana Bassani del Cnr-Iia, autrice dello studio. L’analisi ha confermato che il miglioramento della qualità dell’aria non è stato determinato da particolari condizioni meteorologiche, ma dalla forte riduzione del trasporto stradale e della chiusura di attività industriali definite non essenziali durante il lockdown.  La qualità dell’aria è migliorata non solo in Italia, ma in tutta Europa ed ora attraverso l’immagine sottostante si comprenderà di quanto si sia limitato l’inquinamento causato dalle concentrazioni del biossido di azoto nel periodo di Marzo e Aprile del 2020 rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente (2019). Questo studio è stato promosso dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Questo ci aiuta ad affermare che il mondo in cui viviamo è fortemente inquinato e, certamente non saranno gli uomini a beneficiare di questa catastrofe. Siamo ancora in tempo per far sì che la situazione climatica migliori, poiché abbiamo constatato che ciò è possibile. Ovviamente la soluzione non deve essere un lockdown, ma la diminuzione di polveri sottili deve avvenire attraverso politiche economiche e industriali più responsabili. Ora è il momento di cercare di non tornare più ai livelli di inquinamento precedenti, bensì iniziare a curare un mondo malato affinché tutti noi possiamo trarne benefici per la nostra salute.

Lorenzo Ciccarone 2B LS