Intervista alla dott.ssa Maccione in occasione della giornata nazionale del “fiocchetto rosa”

Il giorno 19 marzo, in occasione della giornata nazionale del “fiocchetto lilla” contro i disturbi del comportamento alimentare del 15 marzo, su iniziativa della docente Annalisa Cespites, è stata intervistata la dott.ssa Morena Maccione, dietista che, in collaborazione con la dott.ssa e psicoterapeuta Mara Ricciuti, gestisce il “Centro MPN” (acronimo di Medicina, Psicoterapia e Nutrizione). Si tratta di un ente territoriale che dal 2014 si impegna ad accogliere in cura pazienti affetti da DCA, offrendo loro terapie di supporto psico-fisico mirate a ristabilire il benessere totale dell’individuo. Segue qui l’intervista.

Nello specifico, di cosa parliamo quando si parla di disturbi alimentari?

“Inizio con il farvi una premessa: oggi se ne parla di più, tant’è che i DCA sono stati anche inseriti nei Lea,i Livelli Essenziali di Assistenza, quindi al pari di tante altre malattie. Fino a qualche anno fa in realtà i pazienti con disturbi alimentari venivano trattati come dei pazienti psichiatrici: invece, adesso c’è un percorso dedicato al disturbo alimentare con il “codice lilla” in pronto soccorso. Bisogna sottolineare che i disturbi alimentari sono di tipo psichiatrico e ve lo dico perchè si fa ancora fatica ad accettare che si tratti di una vera e propria malattia, considerandola alla stregua di un capriccio, stigmatizzandola e minimizzandola. Il disturbo alimentare nasce perché vi sono delle problematiche a livello psicologico più profonde e si manifesta utilizzando come strumento il cibo, attraverso il suo controllo estremo o l’abuso. A ciò conseguono pratiche come il vomito autoindotto, la restrizione eccessiva della dieta, il digiuno o la troppa attività fisica. Inoltre, oggi il paziente che ne soffre può, in termini tecnici, “migrare” verso un altro disturbo. I disturbi più noti, nello specifico, sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il BED, il Binge Eating Disorder, ovvero il disturbo da alimentazione incontrollata. Sono disturbi che, in ogni caso, hanno un po’ lo stesso nucleo a livello psicologico: un malessere profondo che non riesce ad esprimersi e lo fa attraverso la restrizione o la perdita di controllo della propria alimentazione.”

 

Lei prima parlava di ragazzi e di ragazze, vi è dunque una fascia di età in cui questi disturbi si concentrano di più?

“L’adolescenza è sicuramente l’età in cui c’è maggiore prevalenza di casi, ma vi dico che, soprattutto negli ultimi due anni, dopo questo lockdown, l’età di insorgenza si è alzata molto. Ci arrivano casi di ragazzine di 12/13 anni, addirittura abbiamo avuto un caso di una bambina di 9 anni. Si è visto dunque un abbassamento nell’età di esordio, ma in generale la fascia più colpita è quella adolescenziale, per tutti i cambiamenti che essa comporta, anche a livello fisico. Ci sono anche delle donne che si ammalano di anoressia, comunque, pur non avendone mai sofferto nella vita: tuttavia, sono casi meno frequenti.”

 

 

Secondo lei, i social media veicolano la diffusione dei disturbi alimentari oppure possono essere dei mezzi tramite cui sensibilizzare alla tematica?

“Questo è in realtà un argomento molto dibattuto per quanto riguarda i disturbi alimentari. Bisogna partire da questo presupposto: il paziente che sviluppa un DCA ha delle caratteristiche a livello psicologico che lo predispongono a questo tipo di disturbo. I social media e tutto ciò che ruota attorno ad essi hanno un ruolo determinante nel paziente, poiché possono slatentizzare e cronicizzare il disturbo. Vero è anche che non tutte le ragazze che si mettono a dieta o che vogliono perdere peso poi sviluppano un disturbo alimentare, anche quando i social mi propongono determinate immagini. Inoltre, la ricerca di situazioni estreme viene fatta e rincorsa proprio perchè c’è una predisposizione psicologica al messaggio estremo. Tuttavia, vi assicuro che al centro ci sono arrivate molte situazioni che si sono create proprio per via dell’isolamento che c’è stato, in cui si è stati naturalmente a contatto con questi social molto di più. In alcuni di questi, in particolare TikTok, ci sono davvero dei messaggi estremi, che possono non essere filtrati correttamente da chi ha turbamenti interiori e predisposizioni psicologiche. A livello ministeriale, si sta cercando di fare qualcosa al riguardo e ci sono state riunioni con il ministero della salute, in occasione di questa giornata, per discutere dell’argomento e regolamentare l’influenza dei social media.”

 

C’è un caso che ha assistito e che le è rimasto particolarmente impresso?

“Sì, ce ne sono tanti e purtroppo quelli che mi sono rimasti impressi sono anche quelli più difficili. In particolare una ragazza, che è arrivata da noi più o meno un anno e mezzo fa con un disturbo anoressico, mi ha fatto molta tenerezza, essendo anche all’ultimo anno di liceo.

Aveva da un anno questo disturbo, era dimagrita moltissimo ed era difficile anche comunicare con lei. Per di più, quando il peso scende molto, quindi c’è deperimento, anche il lavoro di tipo cognitivo, nonché il lavoro della psicoterapeuta, è difficile da fare, perché ci sono proprio delle aree cerebrali che si atrofizzano, dunque il paziente non è un grado di fare questo tipo di lavoro. Con questa ragazza abbiamo lavorato per un po’, poi siamo state costrette a inviarla in un centro residenziale dove ha fatto un percorso di tipo residenziale ed è stata per quasi un anno ma, nonostante ciò, è riuscita a superare il suo esame di maturità e si è anche iscritta all’università.”

 

Possono questi disturbi riguardare anche i maschi?

“Si, anche se la percentuale di pazienti di sesso maschile è minore (circa il 2% di tutti i disturbi alimentari), è pur sempre un fenomeno in aumento negli ultimi anni. In questa circostanza l’anoressia maschile è più rara poiché i maschi, soprattutto adolescenti, soffrono di altri tipi di disturbi alimentari, anche nuovi come ad esempio la vigoressia, ovvero l’attenzione estrema al corpo muscoloso e la dieta rigida volta ad ottenere un corpo asciutto con muscolatura importante, che porta ad essere disposti a fare molte rinunce alimentari pur di avere quel corpo o allenandolo in maniera estrema pur di arrivare al risultato che ci si è preposti.”

Alla luce di quanto esposto dalla dott.ssa Maccione, si può evincere quanto sia fondamentale la prevenzione e l’informazione verso questo tipo di patologie, soprattutto in età delicate come quella adolescenziale. È dunque necessario continuare a sensibilizzare un pubblico più vasto possibile sull’argomento tramite organizzazioni ed esperti specializzati e competenti, come le dottoresse Maccione e Ricciuti, nella speranza che il tasso generale di persone affette da disordini alimentari possa ridursi sempre più.

Federica Rossi e Alessia Laudadio